Munezza Italiana,
Editoriale di Nazone Napoletana, Anno XV, dicembre
2007, p. 1. A cura di Gabriele Marzocco.
Abbiamo quello
che ci meritiamo. Ci siamo fatti mettere nel
sacco dalla banda dei quattiojetiente, Garibaldi,
Vittorio Emanuele, Cavour e Mazzini, che, incan-tandoci
con le quattro papocchie dell'Italia una, libera
e indipendente, ci hanno venduti agli inte-ressi
e al destino del Nord. E ne stiamo pagando le
conseguenze, ampiamente prevedibili.
In nome di una nazione italiana inesistente,
che viveva solo nella fantasia di poeti e visionari
invasati che hanno ispirato i banditi invasori,
hanno propiziato il suicidio politico di una
Nazione vera, quella napoletana.
La Nazione napoletana si riconosceva in una
dinastia, in un Re napoletano, in uno Stato
che non era certo la perfezione assoluta, ma
governa-va decentemente questa Patria e ne difendeva
gli interessi e le tradizioni civili e religiose.
Noi avevamo tradizioni nostre, fede autentica
e profonda, leggi nostre, un Regno, una Capitale,
una storia, un futuro: ci hanno strappato tutto,
vogliono continuare a "normalizzarci",
cioe strapparci la nostra identita; ci hanno
versato addosso la loro munnezza ideologica,
i loro "volontari" liberatori garibaldino-piemontesi,
ci hanno imposto un sistema politico in cui
contano solo gli interessi privati e non il
bene pubblico, hanno stravolto il nostro tessuto
sociale, hanno deturpato il nostro territorio,
hanno voluto fare di noi un popolo di beoti
consumatori e produttori di munnezza come loro.
E il risultato e sotto gli occhi del mondo intero.
Nel 1832 Giuseppe Mazzini nel suo scritto Dell'Ungheria
(non c'e lettura piu divertente e nello stesso
tempo angosciante di quella degli scritti di
questo agente della sovversione mondia-le e
deirimperialismo inglese, grafomane impeni-tente):
«Quest'affetto, questa venerazione alle
antiche istituzioni, questa religione di leggi,
buone o cattive, ma pur sempre nazionali, custo-dite
gelosamente, e tale indizio di spirito e di
tenacitd di proposito che, ovunque si trova,
e pegno certissimo d'avvenire, forse lento,
ma infallibile e vigoroso. Le tradizioni sono
la religione politica delle nazioni, e qualunque
popolo ha una religione politica, cova un germe
di vita che presto o tardi genera grandi cose».
Belle parole, da sottoscrivere. Valevano per
la nazione ungherese, ma non evidentemente per
la Nazione napoletana, da sacrificare sull'altare
dell'Italia "unita". Un'Italia talmente
poco unita, che, in
ccasione dell'emergenza unica ed assurda che
sta occupando le pagine dei giornali di tutto
il mondo, le regioni del Nord, dopo averci sommer-so
di rifiuti tossici con la complicity della nostrana
malavita politica e comune, non hanno sentito
il bisogno di dare una mano ai loro "fratelli
d'ltalia".
Eravamo buoni quando servivano le nostre risorse
per salvare dal dissesto le finanze piemontesi
e "nazionali" e quando servivano i
nostri giovani come carne da cannone per guerre
che non ci riguardavano minimamente.
Adesso torna il tono sprezzante e razzista che
dall'inizio ha connotato i "Padri della
Patria". Mazzini parla di Napoli solo in
termini spregiativi: "le segrete di Napoli";
"in Napoli parlar di Patria e delitto";
"ferocie borboniche in Napoli". Negli
anni dopo la conquista, mentre in tutto l'ex
Regno di Napoli i piemontesi compivano massa-cri
ed infamie, il nostro "Apostolo dell'Umanita"
trovava il tempo di occuparsi piu volte della
Polonia, ma ncanche una volta del Sud: addirittu-ra
il suo Partito d'Azione nel 1862 vagheggiava
l'organizzazione di una "milizia volontaria"
per la "repressione del brigantaggio nelle
province meridionali".
Per il genovese i ribelli del Sud sono solo
dei "masnadieri". Munnezza mazziniana!
Da una classe politica, anche meridionale, formatasi
nello spirito di quest'odio razzista, di questo
disprezzo per la civilta napoletana, che cosa
potevamo aspettarci, se non che ci avrebbe-ro
precipitato nella piu schifosa munnezza?
Munnezza di leggi "nazionali" che
favoriscono e promuovono sempre piu lo sfascio
delle famiglie e l'omicidio "perfetto"
dei mai nati italiani (per i quali la Giovine
Italia di Mazzini non fremerebbe), preparandoci
un crollo demografico prossimo al suicidio-estinzione.
Munnezza di leggi "nazionali" che
accarezzano i delinquenti e martellano gli onesti.
Munnezza di leggi "nazionali" che,
tutto volendo regolamentare e tartassare, scoraggiano
le attivita autonome e la creazione di posti
di lavoro, soprattutto nelle regioni del Sud.
Le formule incantatorie dei "Padri della
Patria" hanno fatto il loro tempo.
Qua orinai è questione di vita o di morte.
Si decide se abbiamo ancora un futuro, risorgendo
come Nazione napoletana, o se dobbiamo rassegnarci
a farci sotterrare neU'immensa discarica di
mefitica munnezza di quest'Italia "unita".
Gabriele Marzocco
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